UN PENSIERO SULL’AUTISMO

bambina

il 2 aprile è stata la giornata mondiale dell’autismo.

Ma cos’è esattamente l’autismo? Io ho incontrato questa realtà nella mia vita quasi 3 anni fa ma all’inizio non è stato facile per me capire cosa fosse. Una malattia? No, chi è affetto da disturbo dello spettro autistico( spettro?? Si, spettro si intente un ventaglio di sintomi comportamentali che fanno rientrare la persona in questa diagnosi ) non è malato, e non ha ritardi mentali, anzi è molto intelligente e sensibile; chi è autistico ha un modo differente di percepire il nostro mondo.

Il nostro mondo attenzione. Non il mondo.

La persona autistica ha una percezione sensoriale accentuata rispetto agli altri; ogni stimolo infatti è per lei eccessivo, fastidioso, crea paura e disagio nella vita quotidiana. Per trovare un po’ di sollievo a questo bombardamento di input, si chiude in un mondo suo, magari non ti guarda negli occhi, non ti parla, mette in atto comportamenti compensativi per sostenere lo stress.

La spiegazione chiave che ha finalmente fatto luce alla domanda “ma che cos’è l’autismo” è arrivata chiara e limpida ad un corso:

“pensate al Macintosh e al Pc; tutti e due fanno lo stesse cose, ma funzionano in modo diverso”.

Chi è autistico ha un modo differente di percepire il nostro mondo. Il nostro mondo attenzione. Non il mondo.

Ci chiediamo perché oggi i casi di autismo stiano aumentando esponenzialmente; non si conoscono ancora esattamente le cause (che sono genetiche, ambientali, teratogene) e per il momento il solo trattamento efficace è la psicoeducazione con persone qualificate.

Sinceramente, pensi che questo mondo sia su misura per noi? Cosa c’è di diverso in una prospettiva più estesa, tra un bambino autistico che non ti guarda negli occhi perché ha difficoltà a capire 200 stimoli contemporaneamente e uno non autistico che non ti guarda e non ti ascolta perché sta incollato ore al cellulare?

Non sarà forse che i casi di autismo stanno aumentando perché gli esseri umani che nascono oggi non ce la fanno ad approcciarsi in un mondo così alienato? O forse sono loro che si sentono come alieni in un mondo nuovo? Invece di sentirsi accolti come dovrebbe essere (e per accolti intendo la percezione positiva  che il bambino ha della sua esistenza)?

Giorgia

 

 

 

 

 

 

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